TECNOCONFORT come scelta di vita
A nostro avviso, il modello del TECNOCONFORT stenta a venire alla luce perché è bloccato da un dilemma: consumismo o responsabilità?Il primo modello mostra di aver fatto un po’ il suo tempo e i suoi “effetti collaterali” sono così evidenti che ci sembra di poter dire che oggi non è più “affatto di moda” dichiararsi ancora suoi fans. E infatti molte aziende produttrici di beni o servizi-status symbol ci sembrano piuttosto in crisi.
Il secondo modello, eco-bio-sostenibile-responsabile, si sta diffondendo, ma con non poche difficoltà: perché?
Dalle nostre esperienze e studi ipotizziamo che ciò avvenga perché l’immaginario collettivo non vuole rinunciare ad agi e confort acquisiti, alle comodità cui la tecnologia ci ha abituato e che ormai sono irrinunciabili. E’ quindi disposto a cambiare spontaneamente pro-sostenibilità solo se questo non comporta SCOMODITA’, (oppure obbligatoriamente per vincoli di legge) Né il consumismo, né la sostenibilità rappresentano la giusta risposta ai nuovi bisogni emotivi collettivi. E allora qual’è la risposta? I ragazzi la estremizzano nella loro trasgressione, ne hanno fatto una religione di vita: la chiamano SCIALLO.
Noi ci concediamo, con qualche senso di colpa, dosi minime di SCIALLO, quando ci lasciamo trasportare dalla malia dei social network o del piccolo schermo, quando preferiamo un po’ di giardinaggio o bicicletta alle estenuanti ore di palestra, quando preferiamo passeggiare a zonzo per la città oasi pedonale piuttosto che imbarcarci nelle code dei weekend, quando riconosciamo che in fondo quel part time ci va tanto bene,….
Certo, SCIALLO è una parola forte, provocatoria, contestatrice, che inneggia alla contrapposizione, ma se iniziassimo a parlare di TECNOCONFORT? E a lasciarsi guidare da questa filosofia nelle scelte di vita, educative, scolastiche.
Perché la scuola deve essere per forza dura fatica? Perché il lavoro deve essere massacrante? TECNOCONFORT…. Se il notebook è ormai parte integrante della vita dei nostri figli, perché escluderlo dalla didattica? Forse produrre insieme una presentazione in power point li stimola e li coinvolge di più di un compito in classe individuale e giudicante. Che problema c’è? Le cose le imparano molto meglio nel primo caso che nell’altro, forse entra qualche informazione in meno, ma quello che si fissa nell’automatico è per sempre.
Forse, piuttosto, è opportuno che noi adulti ci chiariamo meglio gli obiettivi didattici: che cosa vogliamo? Che i nostri figli imparino tonnellate di info? Che passino i pomeriggi a fare i compiti? Forse noi ci ricordiamo qualcosa della maggior parte delle cose che abbiamo studiato? E Wikipedia che ci sta a fare? O forse vogliamo che i nostri figli acquisiscano una solida cultura di base, siano in grado di ragionare, di inserirsi con soddisfazione in qualunque contesto sociale e lavorativo, siano in grado di superare con successo i test di ammissione a qualsivoglia università italiana o straniera? Tecnoconfort per lo studio e l’apprendimento.