Il ponte con i ragazzi: in fondo al cuore desideriamo tutti TECNOCONFORT
In contemporanea a questa indagine-esperienza condotta sul disagio scolastico, da 15 anni ne stiamo conducendo un’altra, da un osservatorio completamente diverso: le aule di formazione manageriale e commerciale che gestiamo per aziende di ogni tipo e dimensione. I risultati di questa analisi sono illustrati nel capitolo di questo sito dedicato al Marketing. Qui ci interessa solo riassumerne in grande sintesi il macrorisultato più evidente: che cosa ci racconta il “percepito” collettivo di un campione di circa 600 persone, dipendenti di aziende private operanti nel settore del terziario avanzato, operanti in ruoli di media responsabilità. Il macrodato che emerge è che il “percepito” collettivo di questo campione di persone si sia spostato su scelte di vita più centrate sulla valorizzazione della “qualità della vita” intesa soprattutto come personale benessere emotivo, centrato su valori più intimamente legati allo star bene in famiglia, nell’intimità di ristrette cerchie di amici sinceri, nella condivisione della semplicità e dell’autenticità. Queste scelte di vita, di fatto, sono già avvenute o stanno avvenendo, ma manca un modello sociale condiviso che le validi. I modelli di riferimento “ufficiali” sono ancora quelli legati alla “vecchia” cultura consumistica: una cultura che non ha più presa nel “percepito” collettivo delle persone che hanno già mediamente raggiunto un buon livello di benessere economico e sociale. Spesso, per esempio, ci capita di sentire persone che, quasi con un senso di colpa, ci “confessano” di non avere più voglia di tuffarsi nella “Milano da bere”, di uscire la sera, di organizzare grandi viaggi: quasi alla chetichella riconoscono di stare molto meglio nell’intimità delle loro comode case di città o di campagna, in compagnia di pochi amici affiatati.I ragazzi ci vedono un po’ come degli “sfigati”: stressati, prigionieri del loop dovere-lavoro-guadagno-soldi, sempre alle prese con problemi “di lavoro”. Da un lato non gli piace questa frenesia, dall’altro pensano che a loro, bene che vada, toccherà la frenesia, senza neanche più possibilità di alti guadagni. In qualche modo, per assurdo, si può dire che buona parte del disagio di oggi, nasca dal fatto che CIO’ CHE FACCIAMO E CHE CI FA STARE BENE SIA SBAGLIATO. E se fosse la testa che si sta sbagliando? A nostro avviso il nuovo modello è già nato, si chiama TECNOCONFORT.